PROGETTI / Restauro & Rifunzionalizzazione

BARI - PROGETTO DI RESTURO E RINFUNZIONALIZZAZIONE TEATRO MARGHERITA.

Il Teatro Margherita è sorto negli anni 1913-4 come una costruzione palafitticola su pilastri in cemento armato nello specchio d’acqua posto all'incrocio delle due principali strade del nuovo Borgo murattiano, sul tratto di mare prospiciente il cosiddetto "giardino Margherita" che dette il nome al teatro. La particolare collocazione, la maestosità e la ricchezza architettonica e decorativa nonché la struttura in cemento armato, che per l’epoca rappresentava una assoluta novità, ne fanno un esempio probabilmente unico.
Nel 1998 la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle Province di Bari, BAT e Foggia promosse l’intervento di recupero dell’edificio che, in maniera ideale, si prestava a colmare l’esigenza di spazi teatrali e di cultura in senso generale della città; il progetto prevedeva il ripristino dell’originaria funzione teatrale dell’edificio, implementata con quella più ampia di ‘luogo della cultura’ oltre che un recupero, per quanto possibile, dell’originale caratteristica di edificio palafitticolo, che nel tempo si era andata sempre più occultando.
Negli anni successivi si è sviluppato un interesse sempre più spiccato da parte del Comune di Bari che, in considerazione dell'ubicazione particolarmente felice del Teatro e delle sue caratteristiche
architettoniche che lo rendono idoneo ad ospitare eventi di vario genere, lo ha chiesto in concessione per utilizzarlo prevalentemente come sede di esposizioni temporanee. A partire dal 2014, si è delineata nell'Amministrazione Comunale la volontà di realizzare un vero e proprio Polo del Contemporaneo utilizzando altri due edifici di proprietà comunale presenti nell'area e cioè il Mercato del Pesce e la Sala Murat, già da tempo destinata a luogo espositivo.
L'intento è quello di costituire un nuovo polo culturale nella città di Bari: nei tre edifici, si svolgeranno eventi legati prevalentemente all'arte moderna e contemporanea con la previsione di spazi espositivi molto flessibili.
Il Teatro Margherita viene considerato il cuore pulsante estetico e allestivo del Polo del Contemporaneo, destinato ad ospitare mostre temporanee, collezioni in comodato o prestito, stage, eventi, performance, mostre fotografiche, concerti live rock, pop, jazz che potranno anche svolgersi in contemporanea sul modello della Kunsthouse. Sarà dotato anche di un american bar aperto alla città con affaccio sul porto vecchio e la vista panoramica sul lungomare monumentale a sud di Bari.
L' obiettivo della progettazione da porre a base di gara per il completamento, il recupero funzionale e la valorizzazione del Teatro Margherita, deve puntare a costituire una struttura in grado di ospitare ogni possibile manifestazione di arte contemporanea (installazioni, mostre, performance, esibizioni, art live show), teatro e danza, musica e spettacolo dal vivo. La scelta più importante che questa impostazione ha comportato è stata quella di considerare tutti gli spazi della platea, delle gallerie e della torre scenica non più legati, almeno in forma esclusiva, alla funzione teatrale ma destinati prevalentemente, ed in modo molto flessibile, ad esposizioni e performance di vario genere. Si prevede infatti di lasciare questi ambienti completamente liberi e
percorribili in quanto non saranno ripristinate le sedute.
Il principio di carattere generale del progetto a base di gara che si propone è il trattamento delle varie parti della struttura in modo che esse si presentino in modo diverso seppur unitario, nella logica della molteplicità degli spazi e del rispetto storico che ne doni personalità e ne trasmetta i corrispondenti valori.
Sulla base delle giuste prescrizioni di trattare il foyer conformemente ai principi del restauro conservativo, in virtù dell’essere la parte giunta a noi più integra, ed a quella di trattare, per le stesse ragioni quantitative, il teatro (insieme di platea e torre scenica) in modo da rappresentare un “rustico finito”, si è aggiunta una fase di “transizione” nella parte centrale della platea/galleria trattata in maniera più formale, con materiali e finiture che pur “rustiche” consentano di avvicinarsi di più all’idea che questi spazi hanno rappresentato in passato.
Ciò permette anche un impatto di passaggio più morbido fra Foyer e Torre scenica lungo l’asse longitudinale di maggior utilizzo, ed anzi valorizzando, in qualche modo, il carattere forte del fondo scena.
Negli ultimi anni le numerose manifestazioni artistico – culturali che hanno avuto luogo nel foyer del Teatro hanno avvicinato sensibilmente i cittadini al manufatto; nonostante ciò, la conoscenza del Teatro risulta ancora scarsa e parziale, specie per le nuove generazioni.Il progetto a base di gara prefigura finalmente una possibilità concreta di riappropriarsi del Teatro Margherita nella sua interezza, per di più recuperato per funzioni culturali diversificate e fortemente attrattive.
I lavori precedenti si sono dovuti fermare al recupero strutturale e di facciata; ora invece ci si propone di ricucire l’edifico sulla città, riancorarlo stabilmente alla terraferma, per destinarlo ad un uso che la comunità richiedeva da moltissimi anni.
Un ancoraggio che riesce ancora più significativo se si considera che rappresenterà la parte più alta, più grande, più caratterizzante del nuovo Polo del Contemporaneo. Da qui la necessità innanzitutto che possa essere raggiunto in sicurezza superando la cesura creata dalla strada che divide il Teatro dal Mercato del Pesce. Se l’asse del Corso punta dritto, senza discrezione, attirato dall’ingresso monumentale del Foyer, quello parallelo che attraversa il Mercato deve necessariamente essere valorizzato con accorgimenti utili ad accompagnare il visitatore in sicurezza, con un semaforo a richiesta, un percorso luminoso, con delle bande di rallentamento dei veicoli, etc.
La volontà di far diventare il Teatro un “luogo della città” è esaltata dalla scelta di pensare il Foyer quale piazza aperta, libera, percorribile, fruibile in continuo. Ecco che parallelamente alla presenza di una parte esterna antistante, cui si giunge con l’invitante scalinata, l’ideale prolungamento di tale avancorpo prosegue lungo il prospetto ovest solo interrotto da una comoda doppia rampa per disabili che da questa posizione possono circumnavigare interamente la struttura senza ostacolo alcuno; così si sono riassorbiti i tanti dislivelli presenti nella parte del prospetto ovest corrispondente alla platea/torre scenica.
Anche l’illuminazione esterna è stata pensata in modo pacato, nel rispetto delle prescrizioni minime di illuminamento dei percorsi, per la doppia volontà di non intaccare l’intimo colloquio che l’utente potrebbe instaurare col mare quando volesse percorrere le passerelle e nel contempo esaltare la presenza della luce dall’interno espressa da una grande lanterna sul mare. Ecco che con migliorie non strabilianti, ma significative e studiatamente minimali, si può rendere più friendly il rapporto fra cittadini ed edificio, fra utenti e artisti.
Superato l’ingresso, gli utenti varcheremo la grande vetrata arricchita con dettagli di maggior pregio, e si ci ritroveranno al centro del foyer dove la pavimentazione in pietra ha delle delicate sottolineature, tinta su tinta, che richiamano gli assi generatori.
All’interno del Foyer l’accurato restauro delle superfici lo riporta agli antichi splendori, mentre le aperture d’angolo svuotate ma vetrate danno profondità e leggerezza alla parte superiore dove le finestre terminali tamponate riflettono la luce dell’ingresso, ed i decori della cupola esaltano la luce della lanterna.
Dal centro della piazza, ogni lato porta verso luoghi diversi ed interessanti. Di fronte l’ampia veranda a mare, a destra la predisposizione di un bar; a sinistra l’asse, conduce nel cuore dell’organismo.
Le pareti e i controsoffitti della platea e delle gallerie sono stati trattati con intonaco acustico spalmato in modo rustico su pannelli grazie ai quali è possibile mascherare le soluzioni impiantistiche. Si ricava in tal modo la possibilità di tinteggiare facilmente le pareti, ora grigio cemento, e fa immaginare spazi multifunzionali che possono essere arricchiti con molteplici colori.
Il pavimento della sala è stato previsto in legno di pioppo e reso ancor più silenzioso dall’apposizione su tutto il piano terra di un tappetino acustico.
Sul fondo la torre scenica, non nascosta, non separata da alcun sipario, viene evidenziata come vera e propria “macchina” attrezzata per la produzione di spettacoli ed eventi. Qui si potrebbero situare, ampliando quella proposta in miglioria, le pedane elevabili prefigurando scenari inediti e spettacolari. Anche i ballatoi e la copertura della Torre Scenica sono stati arricchiti dalla previsione di attrezzi per poter agganciare luci, proiettori, etc., onde facilitare e rendere più economico lo svolgimento di spettacoli.
Sotto la grande cupola dal lato platea un ring attrezzato, eventualmente motorizzabile, consente una completa gestione delle luci per qualunque evento, da mostre a concerti, a peformances varie a confortare l’idea e la possibilità concreta della dualità di utilizzo fra torre scenica e platea. L’immagine che se ne ricava è quasi di un Guggenheim datato, uno spazio storico in grado di evocare luoghi d’arte e cultura familiari, caratterizzati da una continuità e circolarità di percorrenza



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